Paolo Marolo

STUDIO, PASSIONE,
INVENZIONE

Paolo Marolo fu allievo della Scuola Enologica di Alba.
Chi la frequentava, negli anni Settanta, aveva una missione da compiere: avrebbe lavorato per valorizzare lo straordinario patrimonio vitivinicolo delle Langhe, che allora muoveva i primi, timidi passi. Diplomato nel 1967, in quella stessa scuola, nel 1972, iniziò a tenere un corso di erboristeria e liquoreria basato sugli appunti del più istrionico dei docenti, l’artista e farmacista albese Pinot Gallizio.

Furono quel corso e gli appunti di Gallizio a spronarlo nella produzione della grappa, allora bistrattata e reclusa a bevanda rozza e virile, poco più che un carburante per uomini dal palato ben poco esigente. Così, nel 1977, con il fratello, nella casa di famiglia del Mussotto, una frazione di Alba, Paolo Marolo fonda la Distilleria Santa Teresa, così chiamata da un raffigurante la mistica spagnola.

Paolo fu da subito un artigiano e un innovatore.
Scelse l’alambicco a bagnomaria contro la tendenza dell’epoca ad affidarsi ai disalcolatori industriali. Scelse di distillare solo grappe monovitigno, per valorizzare i nobili vitigni del Piemonte, su tutti quello di nebbiolo da Barolo. E soprattutto, scelse di invecchiare la grappa in fusti di essenze autoctone, amplificando la territorialità e la piemontesità delle sue creazioni fino a farne il vero spirito del territorio.

Oggi, le indomite grappe di Langa e Roero rimangono tali, ma grazie alla distillazione delicata e l’invecchiamento acquisiscono un magnetismo del tutto particolare, misurabile con l'analisi sensoriale e soprattutto, i valori affettivi in cui la percezione sfonda l'area della consapevolezza.